Il presidente Alessandro Margara, ogni volta che a lui palesavo il mio sconcerto e la mia frustrazione di fronte alle storture e alle malefatte del sistema carcere, immancabilmente mi rispondeva “… il carcere funziona così non perché qualcuno fa male il suo lavoro ma perché è così che la volontà che lo gestisce vuole che funzioni…”.
Non siamo insomma di fronte a disfunzioni dovute a incapacità professionali o malintesi amministrativi bensì a modalità gestionali volute e perseguite.

Dunque il carcere è così perché è così che deve essere per assolvere bene il proprio compito di punire, di annichilire, di “incapacitare”.

In questo quadro, l’organizzazione del tempo in carcere riveste un ruolo di primo piano.
Si capisce bene come, consistendo la condanna nella costrizione a trascorrere un determinato lasso di tempo in carcere, l’esecuzione della stessa si trasformi dal primo istante in un estenuante conto alla rovescia. Il tempo insomma è l’indiscutibile protagonista dell’esecuzione della pena.
Il tempo, per convenzione, è diviso in anni, mesi e giorni. Provate a leggere, saltati tutti i preamboli, una sentenza: il signor tale dei tali è condannato a anni x mesi y giorni z. Per scontarli non c’è altro da fare che trascorrerli. Annullarli.

Proviamo ad immaginare … anche se so che è impossibile.
Mi sveglio, diciamo che sono le sette. Mancano 14 ore alle 21, ora in cui presumibilmente posso pensare, dopo un po’ di televisione, di organizzarmi per dormire. Cosa succede in quelle 14 ore? Le stesse inevitabili cose per ogni inevitabile giorno…  

… Carrello del caffè e latte, posta, carrello medicinali, ora d’aria, persone che urlano, parlare è raro, laboratorio di qualcosa, forse colloquio,forse avvocato, forse medico, carrello del sopravvitto, spesino, … carrello del pranzo, persone che urlano, ora d’aria, cella, conta, battitura sbarre, giornata verso la fine, carrello della cena… conta… battitura sbarre… il televisore lassù nell’angolo in alto funziona male, quello della cella accanto è troppo alto, … ho sonno ma addormentarsi non sarà facile…    domani non ho niente da fare, niente e nessuno mi aspetta, sono io che posso solo aspettare che qualcuno mi dica cosa è possibile fare…  aspettando… carrello del latte, posta, carrello medicinali, ora d’aria , conta…

Niente di quanto scritto qui sopra dipende da te.

Quel tempo, cadenzato da quelle cose, non è tuo. Non è di nessuno se non di un ripetersi quotidiano che uno scopo vero non c’è l’ha.
Sei il non protagonista di una commedia nella quale però sei l’attore principale.
In carcere il tempo , se non stai attento, diventa un incubo, se non stai attento cominci a contarlo. E diventa una malattia.
Mi hanno condannato a anni x mesi y giorni z ….e io me li faccio tutti in branda. Niente di più piacevole da sentire per quasi tutti quelli che il carcere lo gestiscono. Diventa tutto più semplice.
Evitare di cadere in questa malattia diventa il dovere di chi è condannato e di quanti in carcere ci lavorano.

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